Cos’è il Phishing?
Almeno una volta nella vita a chiunque di voi sarà capitato di ricevere email o SMS con cui la banca, vi invitava ad entrare nell’area riservata del vostro internet banking o della carta di credito perché magari era necessario aggiornare la password o ricevere comunicazioni importanti.
La maggioranza delle volte magari non gli avete dato peso o perché non eravate clienti di quella specifica Banca oppure perché eravate ben consapevoli che si trattava di un tentativo di truffa.
Ma su molteplici tentativi….qualcuno ci casca.
Un po’ come fa il pescatore con il suo amo e la sua esca, la lancia nel mare….qualche pesce abbocca sempre, da qui il termine “phishing”.
Oggigiorno le tecniche sono sempre più subdole e anche i più attenti possono abboccare all’amo.
Spesso il messaggio proviene proprio dall’utenza telefonica con cui il Vostro Istituto bancario usualmente vi manda comunicazioni o gli OTP per la conferma delle operazioni on line, riuscendo così a carpire la buona fede del malcapitato.
Cosa fare quindi se si è vittima di phishing?
Innanzi tutto, se avete delle carte ricaricabili (Postepay o simili) è buona regola non tenere troppi soldi all’interno delle stesse, così da poter limitare i danni.
Ma se proprio qualcuno riuscisse ad entrare sul vostro conto on line, la prima cosa da fare, è certamente quella di avvisare il vostro Istituto bancario, così da bloccare l’operatività del conto ed evitare ulteriori addebiti.
Dopo di che, prima di denunciare i fatti alle Autorità, contattate un avvocato, il quale vi spiegherà come formulare la denuncia alla Polizia Postale e/o ai Carabinieri.
Dopo aver sporto denuncia, potrete fare richiesta di rimborso delle somme prelevate fraudolentemente dal vostro conto corrente/carta ricaricabile, perché si….la Banca è responsabile per i prelievi fraudolenti che vengono effettuati sui vostri conti.
Va infatti evidenziato che spetta all’Istituto di credito dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee a garantire la sicurezza del servizio, secondo un criterio di diligenza di natura tecnica che tenga conto dei rischi tipici della sfera professionale di riferimento ed assuma a parametro la figura “dell’accorto banchiere” (Cfr. Tribunale di Novara, Sentenza n. 401/2021).
Trattandosi infatti di responsabilità di natura contrattuale, incombe sull’Istituto di credito l’onere di provare la legittimità delle transazioni annotate in conto e contestate dal cliente (Cfr. Tribunale di Catania, Sentenza n. 3295/2018), principio ribadito anche dal Tribunale Palermo – Terza civile che con sentenza n. 81 del 12.01.2010.
In poche parole, spetterà alla banca provare che sia stato il cliente poco diligente ad aver fornito le credenziali di accesso al proprio internet banking a terzi.
Per questo motivo è essenziale rivolgersi ad un avvocato, ancor prima di formulare la denuncia alla Polizia Postale.
Lo Studio Legale Di Grazia, ha ottenuto svariate sentenze favorevoli, con cui è riuscito a far recuperare le somme prelevate in maniera fraudolenta a causa di episodi di “phishing”, quindi per qualsiasi necessità o magari ulteriori informazioni contattate lo studio cosi da poter valutare la migliore strategia.

